martedì 23 settembre 2008

Un mio raccontino

C’è qualcosa che suona alla mia destra. E un suono forte, deciso, persistente.
A dire la verità mi sta trapanando un timpano.
Non riesco ad aprire un occhio, forse dovrei, se non per alzarmi almeno per vedere la fonte di questo suono.
E’ troppo difficile.Penso: adesso faccio il conto alla rovescia e apro addirittura entrambi gli occhi. 3..2..1. Niente.
Inizio a muovere qualche arto indolenzito dalle troppe ore nella stessa posizione, dai..di questo passo a fine giornata avrò aperto un occhio.
Oddio. Il suono si fa più forte. Ma cos’è ?? la polizia sta per entrare con la sua auto volante direttamente in camera mia? Ecco. Questo pensiero è abbastanza terrificante da farmi non solo aprire gli occhi ma mettermi a sedere sul letto.
Mi guardo intorno. E’ giorno. Ecco.
Il suono. E’ laggiù. Proviene dal comodino. Viene da quel mostro, orribile che tutti odiamo..la sveglia.
Mi decido a sconfiggerla e spegnerla.
Devo andare a scuola.
Mi alzo. Vado in bagno. Ogni mattina mi sorprendo sempre di più di quanti passi ci siano da camera mia al bagno. Aumentano sempre, cavolo.
In realtà forse dovrebbe sorprendermi di più il fatto che ogni giorno faccio sempre più passi per arrivarci, o le gambe si stanno accorciando o non so, ci penso sempre più spesso, ma la risposta mi è ancora ignota.
Arrivo in bagno.
E ogni giorno si presenta lo stesso dilemma.
E mi faccio la stessa domanda.
Perché mia mamma deve comprare 3 dentifrici?? Non riesce a mettersi in testa che alla mattina è troppo complicato prendere un decisione,fare qualsiasi tipo di scelta, già è difficile alzarsi..figuriamoci scegliere un dentifricio!
Quasi sempre chiudo gli occhi e ne prendo uno a caso, certe mattine sono talmente addormentato che prendo il sapone invece del dentifricio.
Mi spazzolo i denti. Lentamente. Non riesco a fare nulla di veloce, neanche un movimento.
Mi guardo allo specchio. Anche questo è un movimento lento. La mattina bisogna SEMPRE guardarsi lentamente allo specchio, o si rischia un infarto o peggio ancora un invecchiamento precoce.
Mi pettino alla meglio peggio, quel poco per non far dar di stomaco ad ogni persona o animale che incrocio per strada.
Vado davanti all’armadio.
Un altro di quei momenti emblematici della giornata, visto che cosa mi metterò può condizionare tutta la giornata.
Di solito mi vesto a strati, così per prevenire il clima: se è freddo sto così tutto “imballato”, se piove, mi metto il cappuccio (ho una quantità industriale di felpe col cappuccio esclusivamente per utilità e non perché mi piacciano particolarmente), se è caldo mi inizio a togliere degli strati, anche se questo mi causa parecchi inconvenienti: tipo appoggiare qualche indumento in giro e di conseguenza perderlo, vista la mia memoria da pesce rosso, e di conseguenza prendermi sgridate storiche da mia madre.
Ma meglio una sgridata sua chè i giramenti di palle che mi comporterebbe soffrire il caldo o il freddo.
Quindi: felpa col cappuccio, maglia a maniche corte sotto, jeans.
Prendo un profumo a caso, alla gente piace che una persona si tenga curata e quindi si dia acnhe il profumo, quindi me lo do.
Non so che profumo sia, o meglio, lo so,è…muschio bianco. Ma che odore ha il muschio bianco?questo odore qui?davvero?non pensavo.
Non è stata una scelta mia, ho dato l’incarico a mamma, ed ecco quello che mi ha preso. Bah. Le Mamme. Il mistero più grande del mondo, il santo Gral in confronto è un libro scritto a caratteri cubitali.
Vado in cucina.
Ovviamente non c’è colazione pronta, per me; ma questo non mi turba, in quanto ho raccomandato mamma di lascare perdere il suo compito da madre cioè prepararmi la colazione, visto che mi preparerebbe (si dimentica sempre che non ho più 6 anni), latte e nesquick (non ho niente contro il nesquick, solo che non posso permettermi il lusso di sedermi per più di un minuto a gustarmelo, visto che son sempre in ritardo e perdipiù latte e nesquick mi concilia il sonno, cosa che non deve succedere, anche se poi ci pensa il blaterare dei prof a farmi appisolare,scusate la parentesi lunga quasi un libro) e mille pastine di ogni genere.
Io mi preparo il mio doppio caffè, e non vi nascondo che quando la giornata si prospetta troppo carica di imprese da titani ( tipo 2 ore di matematica di fila) lo correggo un po’ con della sanbuca o whisky se le ore di matematica comprendono un test.
Finito il mio caffè mi appresto ad uscire.
Sono al 3 piano, con l’ascensore.
Mi diverte fare le scale, in discesa.
Conto sempre i gradini, ogni giorno, e in effetti è un po da idioti, quasi mi aspettassi che aumentassero o diminuissero.
E la mia testa si riempie di domande, scendendo i gradini.
Penso di concentrarmi così neanche durante il mio videogame preferito.
Mi chiedo sempre:cosa pensano i gradini.
Mi chiedo se quello più in basso non soffre di complessi di inferiorità rispetto a quello sopra di lui, anche se comunque anche se così fosse sarebbe compensato dal fatto che dopo di lui ce ne è un altro, quindi si sente sia inferiore che fico allo stesso tempo, quindi penso che queste due cose si annullino, e il gradino è tranquillo.
Il primo gradino si sentirà fichissimo, in quando gli altri sono tutti dopo di lui, lui è il re della scalinata.
Mentre per l’ultimo della rampa?
Mi dispiace tantissimo per lui. Lui si sentirà solo inferiore, l’ultimo della classe, uno sfigato a dirla tutta. Ecco, io mi sento come l’ultimo gradino, appena varco la soglia della mia classe, e il re quando esco da quella classe.
Quando sono estremamente in ritardo prendo l’ascensore, così la mia testa non si affolla di cosi tanti pensieri.
Anche se a dire il vero, anche in ascensore ho parecchi pensieri (conto quanti secondi ci mette, penso a cosa farei se rimanessi chiuso ecc..) però durano molto meno. La corsa è più veloce.
Questa è la mia pre-mattinata.

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